cassandra

racconti dal piccolo pianeta blu

Indefinibile

Dolori in pillole
Deragliano la mente
Discutendo certezze

Uniche vie di fuga
Urlano alla ragione,
Ustionano preconcetti

Barlumi di senso
Bramano alternative,
Binocoli della ragione

Brancolo nel buio
Bisognosa di trovare
Bugie della pigrizia

Incauti ragionamenti
Inducono a pensare
Incerte sicurezze

Ora non so più:
Ovunque trovi una risposta
Ometterò di crederci
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Anche una poesia "classica" con le sue concatenazioni di rime (alle quali da Leopardi in poi molti poeti aggiungono consonanze, assonanze, enjambements e altri artifizii tecnici) è una specie di gioco enigmistico. E un gioco enigmistico ben cesellato vale un idillio leopardiano (avete presente le Cornici Concentriche della Settimana Enigmistica? L'autore deve avere un QI di 190...).

Ma tu non vuoi che quel che fai venga nomato "poesia"; e allora chiamiamolo gioco con le parole (ma non è un sinonimo di poesia?), gioco enigmistico (che a volte se non con la poesia confina con l'arte), tentativo magico di controllare la parola (e anche questo è poesia).

Luca da Elogio dell'Entropia

Mi ritrovo tanto in quello che scrivi...grazie per essere passata dalle mie parti. Almeno non ci sentiamo sole...un bacio sentimenti confusi
Non credo di scrivere poesie... è solo un tentativo di rinnovare un significato alle parole. Ridandogli una definizione. Una specie di gioco enigmistico. Ogni giorno le parole ci circondano... ci siamo mai soffermati sulle sfumature del loro significato?

Un modo forse più che "simpatico" disordinatamente ordinato o limpidamente oscuro di scrivere poesie. Cos'è una poesia? E' quello che Sant'Agostino diceva del tempo, "Finchè non mi chiedi cos'è, lo so; quando me lo chiedi non lo so più...". Il fatto è che esistono delle grandi verità intuitive che stentano a trovare una traduzione in parole. Non per questo cessano di esistere. In realtà la nostra vita si alimenta anche di poesia, umorismo, sogni, creatività, insomma di tutto ciò che non trova spazio negli schemi cartesiani del divenire. Una poesia dovrebbe quanto meno avere qualcosa di ermetico ed oscuro, almeno una doppia chiave di lettura (come una battuta di spirito, anche se la poesia suscita reazioni antitetiche a quest'ultima). Le più belle poesie non si prestano a una interpretazione univoca, devono evocare immagini & fantasmi fatalmente diversi in diversi lettori. E secondo me i poeti dovrebbero rifiutare di leggere in pubblico le loro poesie, dovrebbero affidarle allo spazio grafico e poi disinteressarsene, lasciando ad ogni lettore il gusto di leggersele con la cadenza e la musicalità che più prediligono.

 

Molto simpatico questo modo di scrivere poesie, complimenti!

Saluto,
Lorenzo

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